protocollo M.A.R.C.H emergenza operativa
- Scritto da: Massimo M.
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- 21 Maggio 2026
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cosa significa: protocollo M.A.R.C.H emergenza operativa
Il protocollo MARCH nella medicina di emergenza operativa rappresenta uno dei sistemi più efficaci per la gestione immediata dei traumi maggiori e delle situazioni critiche ad alto rischio. Utilizzato nella medicina tattica, nel soccorso operativo e nelle emergenze sanitarie, il protocollo MARCH consente di riconoscere rapidamente emorragie massive, difficoltà respiratorie, shock traumatico e condizioni potenzialmente fatali, aumentando le possibilità di sopravvivenza del paziente nei minuti più critici dopo un trauma grave.
La medicina di emergenza operativa rappresenta oggi uno dei settori più importanti nella gestione dei traumi maggiori e delle situazioni critiche ad alto rischio. Incidenti stradali, aggressioni con armi da taglio, ferite da arma da fuoco e scenari complessi richiedono procedure rapide, standardizzate ed estremamente efficaci. In questo contesto il protocollo M.A.R.C.H è diventato uno dei sistemi più utilizzati a livello internazionale per trattare le principali cause di morte evitabile nei pazienti traumatizzati.
Nato inizialmente in ambito militare e successivamente adottato anche nel soccorso civile e nella medicina tattica, il protocollo MARCH consente di intervenire seguendo una sequenza precisa di priorità operative. L’obiettivo è stabilizzare il ferito nei primi minuti successivi al trauma, quando il tempo rappresenta il fattore più importante per la sopravvivenza.
Il significato del Protocollo M.A.R.C.H
L’acronimo M.A.R.C.H identifica le cinque fasi fondamentali della gestione del trauma. Ogni lettera corrisponde a una priorità salvavita che deve essere affrontata in ordine preciso. Questo metodo permette di riconoscere rapidamente le condizioni più pericolose e di ridurre drasticamente il rischio di morte prima dell’arrivo dei soccorsi avanzati.
Il protocollo viene oggi utilizzato da operatori sanitari, soccorritori, forze dell’ordine, personale militare e professionisti della sicurezza operativa che devono agire in ambienti complessi e spesso ostili.
Controllo delle emorragie massive
La prima fase del protocollo MARCH riguarda il riconoscimento e il trattamento immediato delle emorragie massive. Una perdita di sangue incontrollata può provocare il decesso in pochi minuti, motivo per cui il controllo dell’emorragia rappresenta la priorità assoluta.
Riconoscere un’emorragia potenzialmente letale significa individuare rapidamente sangue pulsante, ferite profonde, amputazioni traumatiche o vestiti completamente impregnati di sangue. In queste situazioni il soccorritore deve intervenire immediatamente applicando tourniquet, bendaggi compressivi o medicazioni emostatiche.
L’utilizzo corretto del tourniquet permette di interrompere rapidamente il sanguinamento agli arti, mentre le garze emostatiche aiutano a controllare le emorragie in aree dove il tourniquet non può essere applicato. La rapidità di intervento riduce notevolmente il rischio di shock emorragico e aumenta le probabilità di sopravvivenza.
Gestione delle Vie Aeree nel Protocollo MARCH per Medicina Operativa
Dopo il controllo delle emorragie, il protocollo MARCH prevede la gestione delle vie aeree. Garantire il passaggio dell’aria è essenziale per mantenere in vita il paziente traumatizzato.
In contesti operativi complessi possono essere presenti sangue, vomito, detriti o posizioni sfavorevoli che rendono difficile la respirazione. Anche in ambienti non protetti è necessario applicare manovre semplici ma efficaci per evitare l’ostruzione delle vie aeree.
Il corretto posizionamento della vittima, la liberazione del cavo orale e le tecniche manuali di apertura delle vie respiratorie consentono di mantenere una ventilazione adeguata fino all’arrivo del supporto avanzato.
Respirazione e Traumi Toracici nel Protocollo MARCH Emergenza Operativa Valutazione della respirazione nei traumi toracici
La fase successiva del protocollo MARCH riguarda il controllo della respirazione. I traumi toracici rappresentano una delle condizioni più pericolose nei pazienti traumatizzati perché possono compromettere rapidamente l’ossigenazione.
Riconoscere segni di insufficienza respiratoria significa osservare respiro superficiale, difficoltà ventilatoria, dolore toracico e movimenti asimmetrici del torace. In presenza di ferite penetranti al torace è necessario gestire rapidamente il trauma attraverso medicazioni specifiche e corretto posizionamento del paziente.
Favorire una respirazione efficace riduce il rischio di peggioramento clinico durante le fasi di soccorso e trasporto.
Stabilizzazione della circolazione e riconoscimento dello shock
Una delle principali minacce nei traumi maggiori è rappresentata dallo shock traumatico. Il protocollo MARCH prevede una rapida valutazione dello stato circolatorio per individuare i primi segnali di deterioramento.
Pallore, sudorazione fredda, agitazione, tachicardia e stato confusionale possono indicare un’insufficiente perfusione degli organi vitali. In questa fase è fondamentale mantenere il controllo delle emorragie, limitare i movimenti inutili e supportare la circolazione fino all’arrivo dei soccorsi avanzati.
Intervenire precocemente sullo shock aumenta in maniera significativa le possibilità di sopravvivenza del paziente traumatizzato.
Prevenzione dell’ipotermia nel trauma
L’ipotermia rappresenta una complicanza estremamente pericolosa nei pazienti traumatizzati. Anche in ambienti apparentemente non freddi, la perdita di sangue e l’immobilità possono provocare un abbassamento rapido della temperatura corporea.
Il protocollo MARCH prevede misure specifiche per limitare la dispersione di calore e proteggere la vittima fino all’arrivo del personale sanitario. Coprire il paziente, isolarlo dal terreno e mantenerlo asciutto permette di ridurre il rischio di complicazioni secondarie che potrebbero compromettere ulteriormente la sopravvivenza.
Casi reali in Italia: ferite da arma da fuoco e arma da taglio
Negli ultimi anni anche in Italia sono aumentati gli episodi legati a ferite da arma da fuoco e aggressioni con armi da taglio. Questi eventi hanno evidenziato l’importanza della medicina tattica e dell’applicazione del protocollo MARCH nelle prime fasi del soccorso.
Durante il Capodanno 2025 si sono registrati oltre 300 feriti in diversi episodi avvenuti sul territorio nazionale. Tra i casi più gravi, un giovane è stato colpito all’addome da un proiettile durante i festeggiamenti ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza.
Fonte:
Fonte:
ANSA – Feriti di Capodanno 2025
A Milano le autorità hanno inoltre registrato un incremento delle aggressioni con coltello tra giovani e minorenni. In molti casi i soccorritori hanno dovuto intervenire rapidamente per controllare emorragie massive e stabilizzare i feriti sul posto.
Fonte:
Il Difforme – Emergenza coltelli tra i giovani
Un ulteriore episodio si è verificato a Terni, dove un ragazzo di 19 anni è arrivato in ospedale con una ferita da arma da fuoco alla coscia. Il rapido controllo del sanguinamento ha evitato conseguenze potenzialmente fatali.
Fonte:
RaiNews – Ferita da arma da fuoco a Terni

Medicina Emergenza Operativa
M.E.OP.
Applicare il protocollo MARCH in scenari realistici
L’efficacia del protocollo MARCH dipende fortemente dall’addestramento pratico e dalla capacità di operare sotto stress. Simulazioni realistiche e formazione continua permettono di automatizzare le procedure salvavita e migliorare la rapidità decisionale.
Oggi il protocollo viene applicato non solo in ambito sanitario ma anche nella sicurezza privata, nella protezione civile e nei contesti operativi ad alto rischio dove ogni secondo può fare la differenza.
Conclusione
Il protocollo M.A.R.C.H rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci nella medicina di emergenza operativa moderna. Controllare rapidamente un’emorragia, garantire vie aeree sicure, supportare la respirazione, stabilizzare la circolazione e prevenire l’ipotermia sono azioni fondamentali per aumentare le possibilità di sopravvivenza nei traumi maggiori.
I recenti casi italiani legati ad armi da fuoco e aggressioni con coltello dimostrano quanto sia importante diffondere la formazione pratica e l’addestramento operativo. Nei minuti più critici, la preparazione e la rapidità di intervento possono realmente salvare una vita.
Autore dell'articolo
Massimo M.
MASSIMO MICHIELI Site Security Supervisor , DPFSO, Security Manager UNI 10459/17, Security Officer Orion srl, Istruttore di tiro ISO 17024 Sad international. La mia esperienza nel mondo della sicurezza inizia nel 1995 alla Mostra del Cinema di Venezia come aiuto custode. Dopo il servizio militare nella Marina Militare Italiana (1998), lavoro alla Biennale di Venezia come addetto alla ronda interna per le Biennale di Arte Visive e Architettura, ottenendo nello stesso anno il brevetto di Addetto Antincendio e Gestione Emergenze Rischio Alto. Negli anni successivi ricopro ruoli di responsabilità in eventi di rilievo nazionale e internazionale, specializzandomi nel Close Protection. Nel 2006 lavoro in Uganda come responsabile della gestione del personale e supervisore per grandi opere edili, affrontando contesti complessi e multietnici, esperienza che rappresenta una grande crescita professionale e umana. Tornato in Italia nel 2008 collaboro con agenzie di sicurezza come responsabile e coordinatore per eventi nel settore spettacolo e politico. Oggi ricopro il ruolo di DPFSO, Site Security Supervisor, Fincantieri S.p.A., Security Manager UNI 10459/2017 , Direttore di Tiro Professionale certifica ICMQ /CERSA presso SAD INTERNATIONAL e Security Officer presso ORIONSRL.
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