Giugno 2022 – Istruttore di Difesa Personale

Scritto da il 7 Luglio

Dopo l’ultima sessione d’esame avvenuta a fine giugno in merito alla certificazione delle competenze dell’Istruttore Professionale di Difesa Personale, abbiamo posto alcune domande a Luca Tabacco, l’esaminatore assegnato a quella sessione.
Abbiamo voluto porre a lui qualche domanda per dare modo ai futuri candidati di conoscere un po’ meglio la mentalità, la filosofia e le aspettative degli esaminatori, professionisti che in passato sono stati valutati da una commissione proprio per l’ottenimento della stessa certificazione.

INTERVISTA

1. Se lei dovesse scrivere in poche parole chi dovrebbe essere e cosa dovrebbe fare l’istruttore di difesa personale, cosa scriverebbe?

Al giorno d’oggi, ovunque ci si trovi, non solo nei luoghi adibiti ad attività sportive, è possibile constatare come molto spesso venga richiamato l’argomento della difesa personale; sia tramite articoli su riviste, dépliant, opuscoli, pubblicazioni che nei social network.

Tale argomento suscita molto interesse, dallo sportivo che pratica attivamente arti marziali per scopi agonistici alla signora anziana che raggiunta una certa età risente maggiormente la propria fragilità di fronte al mondo circostante. Per tale motivo molti marzialisti (maestri di Judo, Kickboxing, Aikidō, ecc) si sentono in dovere di intraprendere la strada dell’insegnamento della difesa personale dimenticando purtroppo le fondamenta della propria disciplina.

Premesso ciò, tornando sostanzialmente alla domanda senza troppi preamboli, ritengo che l’istruttore di difesa personale debba essere una figura professionale, istruita e formata tramite specifici procedimenti e metodologie, in grado di fornire ai propri discenti dei principi sperimentati, testati e verificati sul campo, sottraendosi all’utilizzo delle consuete e canoniche tecniche marziali associate ai diversi stili di combattimento.

L’istruttore di difesa personale deve istruire e formare tutti i soggetti che, per un determinato motivo (lavorativo, professionale, personale), si potrebbero trovare nella condizione di doversi difendere o di dover difendere terzi. L’insegnamento dei principi fondamentali dovrà, quindi, essere adattato a ciascun allievo sulla base delle proprie caratteristiche fisiche e psicologiche.

Per concludere la risposta ricordo, per chi non fosse a conoscenza degli ultimi aggiornamenti relativi alle specifiche normative di riferimento, che la difesa personale non rientrando tra le discipline presenti nell’elenco del Registro CONI 2.0, non è considerata un disciplina sportiva, ma è una attività professionale, erogabile solamente da società autorizzate a tale fine.

2. Se dovesse descrivere in poche parole cos’è lo schema di certificazione, cosa scriverebbe?

L’ obiettivo formativo che ci siamo prefissati consiste nel fornire al futuro istruttore una preparazione teorico – pratica specifica e conforme alle normative vigenti per l’ambito della difesa personale.

Lo scopo dello schema di certificazione è quello di rilasciare un titolo professionale utilizzabile per l’erogazione di formazione specifica esclusiva nel settore della Difesa Personale.

Ad oggi sono previsti 3 livelli di Istruttore in funzione del livello di autonomia raggiunta: Istruttore in ambito civile, l’istruttore per operatori di sicurezza e la figura del formatore, che, in possesso dei primi due livelli è in grado di fornire al comitato tecnico scientifico un costante supporto al miglioramento e all’evoluzione dello schema di certificazione e di aggiornamento dei tecnici qualificati.

Tali livelli offrono al professionista la possibilità di orientarsi meglio in base alle proprie esigenze ed inoltre di erogare vari livelli di formazione ed addestramento in base al proprio livello tecnico, di conoscenza e di competenza.

Concludo sottolineando ancora una volta, che i vari docenti di arti marziali, indipendentemente dai gradi raggiunti nelle varie discipline, proprio per normativa CONI, ad oggi non possono erogare corsi di Difesa Personale all’interno delle proprie ASD (associazioni sportive dilettantistiche) e dovrebbero erogare solamente corsi inerenti la disciplina marziale per cui sono titolati.

3. Cosa le è piaciuto veder fare o sentire dire dai candidati?

La grinta, la passione, la voglia di mettersi in discussione.

Molto spesso, raggiunti determinati obiettivi, si commette l’errore di avere dei pregiudizi ed ignorare i pareri di terzi che in realtà non farebbero altro che ampliare le nostre conoscenze.

Ciò che ho apprezzato dai candidati è stato il loro mettersi a confronto, con rispetto verso gli altri professionisti, riconoscendo sia i propri punti di forza che le proprie carenze o insufficienze dovute dalla propria specifica inesperienza nella difesa personale.

L’esame pratico, infatti, non prevede la verifica del livello tecnico dell’allievo relativo alle proprie competenze marziali indicate in fase di candidatura, ma bensì alle uniche conoscenze nell’ambito della difesa personale.

D’altronde l’esame non prevede la consegna di una cintura o l’applicazione di un grado ma l’attestazione di un livello di competenza specifica per l’insegnamento di un’attività professionale.

4. Cosa avrebbe voluto fosse esplicitato meglio dai candidati?

La difesa personale non si basa su delle tecniche prestabilite ma bensì su dei principi, i quali vengono adattati in base alle diverse situazioni e circostanze.

Non si parla di “mossa di autodifesa da coltello” o “tecnica di difesa dal calcio laterale”, ma di “principio di difesa dal colpo dritto” o “principio di difesa dal colpo circolare”.

Ciascun principio deve essere pratico, istintivo ed efficace! Questo sta alla base della certificazione della competenza. Perchè nel momento in cui un istruttore è in grado di rendere pratico, istintivo ed efficace un principio di difesa, significa che sarà in grado di offrire ai propri allievi gli strumenti di cui necessita per sentirsi più sicuro nei momenti di pericolo.

Pertanto, ricollegandomi alla domanda, risponderei che non si tratta di quanto avrei voluto che fosse stato esplicitato ma bensì di quanto avrei voluto vedere eseguito dai candidati. Ovvero, avrei voluto che tutti i candidati esponessero i diversi principi di difesa in modo fluido e completo, dall’inizio fino alla fine, cioè fino al portare a terra l’aggressore, dimostrandomi la praticità, l’istintività e l’efficacia di ciascuna procedura, adattandola concettualmente a diversi possibili discenti (dalla persona più giovane a quella più anziana.

5. Quali suggerimenti darebbe a coloro che aspirano a certificarsi?

Innanzitutto, ciascun candidato deve aver ben chiaro che la difesa personale non è una disciplina sportiva ma un’attività professionale che, come è evidente che sia, deve essere studiata e praticata con responsabilità.

Chi aspira a certificarsi non lo deve fare per poter incorniciare un ulteriore attestato da appendere ad una parete, ma per poter esercitare una professione che dal cambio di normativa ad oggi sta iniziando a farsi valere e riconoscere in ambito professionale.

6. Da esaminatore ha qualche consiglio da darci, in vista di una futura revisione dello schema di certificazione?

Per aiutare i candidati ad affrontare nel migliore dei modi l’esame pratico, consiglio di prevedere per l’ammissione all’esame, un minimo di ore di esercitazione basate sullo standard dello schema di certificazione.

Tale suggerimento permetterebbe al candidato di arrivare preparato, conoscendo già la procedura di valutazione, permettendogli di focalizzarsi sui requisiti fondamentali da esporre e descrivere.



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